Chi siamo

Informazioni sulla nostra azienda

La nostra conoscenza del settore alimentare, tramandata da generazioni, è antica di oltre 100 anni.

La nostra passione ed esperienza è messa al servizio di chi ritiene che mangiare sano è prima di tutto salute.

Sosteniamo l'educazione al gusto come elemneto fondamentale per la difesa della qualità e per la salvaguardia dei prodotti dell'agricoltura e della pesca praticata con metodi a basso impatto, a garanzia di un'alimentazione sana e genuina.

INTERVISTA

da CICCHELLI in via Trento a Pescara
per ritrovare l’atmosfera delle vecchie salumerie per fare la spesa, per degustare al tavolo o per la “stozza” Un nuovo, straordinario “spazio del gusto” ha aperto le porte al numero 84 di Via Trento, in una delle più frequentate strade dello shopping del centro di Pescara e nasce per iniziativa della famiglia Cicchelli, impegnata da quattro generazioni nella selezione e nella distribuzione di prodotti alimentari di alta qualità. “E’ stata una scelta forse coraggiosa e un po’ controcorrente – spiega il giovane Antonio Cicchelli – considerato che negli ultimi tempi nel centro di Pescara diversi negozi del nostro settore hanno chiuso i battenti per far spazio al fashion. Siamo convinti di poter fornire un servizio utile e professionale, per soddisfare la richiesta di un numero sempre maggiore di consumatori che presta attenzione alla qualità, alla stagionalità e alla provenienza artigianale dei prodotti”. Cicchelli Generi Alimentari è una salumeria d’altri tempi per disponibilità e per qualità del servizio, ma che è stata pensata con un format che consente di consumare i prodotti del banco insieme ad alcune preparazioni giornaliere di cucina per la pausa pranzo o per accompagnare un aperitivo, comodamente seduti ai tavoli in un ambiente luminoso che ha recuperato il soffitto a botte e mattoni e il pavimento in marmo. E non è un caso se da Cicchelli si recupera e si rinnova anche il mito della “stozza”, ossia il tradizionale panino preparato a regola d’arte, con pane casereccio cotto a legna e con i prodotti del banco. La ricerca e la selezione rigorosa riguarda sia le tipicità abruzzesi – dalla ventricina di Scerni al pecorino di Farindola, dal pane aquilano di S. Gregorio allo zafferano dell’Aquila agli oli e sott’oli di Ursini della Costa dei Trabocchi – sia le specialità italiane e straniere. Lo spazio dei formaggi e dei latticini va dalla Francia alla Svizzera ed esalta le grandi tradizioni casearie italiane: dal Parmigiano Reggiano di diverse stagionature (fino a 64 mesi) alla fresca stracciata di Agnone, dalle mozzarelle di bufala o di mucca a latte crudo al burro francese Echiré, dallo Strachitunt delle valli bergamasche alle ricotte affumicate crotonesi, dal gorgonzola alle tome di malga, fino ai "fermier" francesi.

La scelta dei salumi è straordinaria per varietà e per qualità: al culatello risponde il lardo stagionato in conche di Colonnata; alla mortadella classica di Bologna replica il pregiato foie gras di Strasburgo; alla Cecina de Leon (prosciutto di bovino) fanno da contraltare i prosciutti di suino, diversi per provenienza e stagionatura (quasi tutti oltre 24 mesi) come il Parma riserva, il friulano di Sauris, il Sardo, il San Daniele e il nostrano Majella, il Serrano e il jamon iberico de Bellota “Pata negra”. Gli appassionati di gusti esclusivi troveranno soddisfazione nei tagli di salmone selvaggio Red King dell’Alaska o di salmone scozzese scelto dalla Casa Reale d’Inghilterra; nel baccalà preparato in Spagna e nelle acciughe del Mar Cantabrico Don Bocarte pescate solo nei mesi primaverili; ed ancora, nel caviale iraniano, nel tonno rosso di tonnara, nella bottarga di tonno dalla Sicilia o e di muggine dalla Sardegna. Non mancano condimenti originali con le rare selezioni di sale e di pepe provenienti da tutto il mondo, con i tartufi e con il pistacchio di Bronte, con la pasta artigianale trafilata al bronzo e specialità dolciarie. A fare da sfondo, c’è la bella cantina a vista con selezione di oltre 100 tra champagne francesi e di bollicine italiane e di circa 100 etichette di vini di tutte le regioni italiane, insieme alle pregiate birre belghe d’Abbazia St. Thomas.

LA QUALITA' SECONDO NOI

 

LA QUALITA' E' SOLA ITALIANA


Lo spunto mi è venuto da un blog su internet dove si discuteva di un articolo del Gambero Rosso a proposito di acciughe. (fra cui le nostre).


Si evidenziava che molti italiani, secondo loro, sono esterofili, che i nostri cibi sono i migliori, non abbiamo da imparare da nessuno, che gli stranieri imparano da noi e poi ci rivendono i loro prodotti ad un prezzo molto più alto ecc. ecc..


Voglio dire a chi la pensa in questo modo due cose:


1.non solo, e non tutto, ciò che viene prodotto in Italia è buono, facciamo qualche esempio: 

  • Le carni, per fare carni buone ci vogliono i pascoli dove l’animale cresce naturalmente e noi di pascoli non ne abbiamo molti, fatto salvo il tavoliere delle Puglie e la pianura padana che però utilizziamo per piantarci ulivi, viti, grano e industrie, è chiaro che sto estremizzando, ma purtroppo i nostri animali, anche se ben controllati, nascono e vivono in stalla alimentati dall’uomo. Le grandi carni sono in nord Europa, Americhe del sud e del nord e guarda caso i pascoli non mancano. 
  • Le acciughe, sono certo che anche noi potremmo avere delle acciughe come quelle del Cantabrico, ma alla mia richiesta ad un produttore siciliano di:
    • darmi solo la pesca primaverile
    • selezionarmi solo quelle di calibro 0 e 1, le più grandi, non essendoci ad oggi macchine che selezionano le acciughe tutto viene fatto a mano, quindi, sarebbe possibile
    • confezionarle in olio extra vergine di oliva di qualità solo quando io gli trasmetto l’ordine, nel frattempo devono rimanere sotto sale.

La risposta è stata: ma quanto costerebbero? Sto ancora aspettando dal 2003 un’offerta delle sue acciughe con queste particolarità.


Potremmo proseguire dal jamon Iberico, alla Cecina de Leon, alla birra belga……


Tutto questo non per denigrare i nostri prodotti ma solo per asserire che sulla terra, Italia compresa, a volerli cercare ci sono tantissimi prodotti di qualità, ma soprattutto diversi per innumerevoli motivi: cultura, clima, razze ecc. ecc.


2. la seconda cosa che voglio dire, a quei signori del blog, che se all’estero ragionassero come loro e di conseguenza consumerebbero solo prodotti autoctoni, molte industrie alimentari italiane che esportano nel mondo chiuderebbero con una perdita di milioni di posti di lavoro.


CHIUNQUE PRODUCE CON PASSIONE E AMORE NEL RISPETTO DELLA NATURA E DEGLI ANIMALI

FA COSE BUONE


 

QUARANTA CENTESIMI


Agli inizi di aprile mi chiama Enrico, Enrico è il nostro pastore che produce la robiola di Roccaverano. Dopo un saluto e un "cicchetto", dovuto al fatto che non vado a trovarlo da più di sei mesi, mi dice che deve darmi una brutta notizia: "Antonio, tu mi conosci e sai che il mio unico lavoro è quello di produrre questa robiola. Sai anche che sono rimasto ormai quasi solo a volerla produrre come mia madre mi ha insegnato e come a lei , a sua volta, i suoi genitori hanno insegnato. Quindi, se vuoi, posso darti degli indirizzi di altri produttori amici che producono in un modo che consente loro di vendere ad un prezzo più basso, so di essere già un pò più caro degli altri".

 
Rispondo ad Enrico che gli indirizzi non mi occorrono, dato che già li avrei, allora lui riprende: "Adesso ho duecento capre ed è il numero massimo per lavorare da solo con un solo aiutante: mi alzo alle cinque della mattina e vado a letto a mezzanotte, sono felice con mia moglie e i miei due bambini e non vorrei mai cambiare il mio modo di lavorare. Ma non ce la faccio con i soldi, quindi, scusami, ma sono costretto a chiederti, per favore, un aumento di quaranta centesimi a robiola".

 
Quale logica di mercato ha questo ragionamento? nessuna, una logica puramente economica vede Enrico adeguarsi ai cambiamenti dei tempi, in modo da abbassare i costi e di rimanere sul "mercato", il mercato gli imporrebbe di comprare mille capre, o comprare il latte, assumere degli aiutanti e in conclusione realizzare un caseificio per produrre una robiola simile a tante altre.

 
E sempre l'andamento attuale del mercato vorrebbe che io scegliessi altri produttori che fanno robiole senza dubbio buone e ad un prezzo più basso.

Anche perché, ancora per colpa del mercato, qualcuno, anche fra grandi ristoratori, inizia a scegliere in base al prezzo: "la robiola di Roccaverano è la robiola di Roccaverano, quindi , quaranta centesimi, perché spenderli in più?"

 
Mi dispiace deludere la logica del "mercato": quanti vorranno comprare una robiola ad un prezzo più basso dovranno rivolgersi a qualche altro selezionatore.

La mia scelta è stata ancora per le robiole di Enrico, riconoscendogli subito un aumento di venti centesimi (mentre noi le abbiamo aumentate di soli dieci centesimi).

 
E sono sicuro che siete d'accordo con me.



 

LA QUALITA'

 

crediamo al rapporto qualità-prezzo,

non crediamo alla mediazione fra i due.
 


In troppi, parliamo di qualità sempre e comunque. E' diventato un termine così inflazionato che non ci si rende più conto delle differenze.


A volte ci "imputano" di essere cari, ma la nostra preoccupazione è:

il prodotto è eccelso?


Sappiamo di non selezionare prodotti economici, di essere a volte cari, (come siamo certi di non esserlo su tutto) ma tanto siamo convinti della qualità che nel momento in cui scopriamo un prodotto simile al nostro che riteniamo "migliore" nessun dubbio

DEVE ESSERE NOSTRO


 

PICCOLO MONDO ANTICO


.. e poi ci si ritrova una sera a cena in un bel ristorante e ci si accomoda davanti a queste Mise en Place che fanno da palcoscenico a veri e propri capolavori gastronomici, dove si percepisce tutto l'estro degli chef che si cimentano in improbabili o tradizionali forme di arte culinaria.


Ma dietro tutto questo?

Per noi è bello pensare che dietro "le quinte" c'è il lavoro di gente semplice, umile, di mani "gonfie" di terra, persone che non appartengono alle nostre città e alle nostre frenesie. Giornate segnate dalla luce, da tramonti, da piogge più o meno abbondanti, da stalle dagli odori tipici, da pascoli da solcare ogni giorno, dove non esistono domeniche, feste e vigilie, perché la capra deve essere munta due volte al giorno e non può....attendere.


 

 

MI SONO CHIESTO...

 


A volte mi vengono domande banali... perché la gente va al ristorante? Non penso a chi ne ha necessità in quanto per motivi di lavoro è lontano da casa, né penso a chi, per stare con gli amici trova in pizzerie e trattorie il luogo giusto.

 

No. Penso a tutti gli altri!


...tutti gli altri, vanno al ristorante per "fame"?" NO, se hanno "fame" non possono andare al ristorante; ci vanno perchè hanno appetito? allora vorranno provare delle emozioni?"


Quanti ristoranti usano materie prime, per i loro piatti, che sono dello stesso livello qualitativo del supermercato? (troppe volte anche inferiore) cioè quei prodotti che ogni giorno si comprano ovunque, si cucinano a casa, anche con buoni risultati grazie alla cultura culinaria degli italiani.

 

"se al ristorante mangiano le stesse cose di casa, perchè dovrebbero tornarci?"


 

BEL LAVORO

 

Molto spesso ci dicono che facciamo un bel lavoro, anzi stupendo, girare per  montagne, paesi stranieri, mangiare cibi particolari, conoscere allevatori, pastori di mezzo mondo, rispondiamo è vero siamo fortunati facciamo effettivamente un bel lavoro.

Il nostro lavoro ha un solo inconveniente, per riuscire a portarvi il meglio che esiste nel mondo agroalimentare dobbiamo assaggiare tutto, e vi possiamo garantire che molte volte, troppe volte, ci tocca assaggiare delle cose immangiabili. (chiamamole con il proprio nome "SCHIFOSE")


la stozza Cicchelli ( il panino )